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3 L'acqua come risorsa - la Vasarina

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Il Ponte dei Mulini è un esempio lampante di come, da sempre, l’essere umano si rapporti con l’ambiente naturale cercando di modificarlo a proprio vantaggio.

Tutti gli organismi, animali e vegetali, modificano direttamente o indirettamente l’ambiente in cui vivono. L’essere umano mette in atto trasformazioni profonde che hanno effetti su grandi scale spaziali e temporali.

Noi umani siamo in grado di attuare, spesso coscientemente e a volte non intenzionalmente, modifiche così impattanti da cambiare profondamente l’aspetto e il funzionamento degli ecosistemi in cui viviamo e di cui facciamo parte.

Dopo la costruzione del ponte, si è innescato, come abbiamo visto, un processo di trasformazione dell’ecosistema che, inevitabilmente, si è riflesso, a sua volta, in molti elementi storici, sociali e culturali di Mantova e chi la abita.

Ma perché più di 800 anni fa i mantovani decisero di intervenire così pesantemente sul loro territorio?

Le motivazioni sono state sicuramente molte e diverse tra loro ma quello che è certo, perché ci arriva dalle testimonianze storiche, è che quando il fiume era in piena, e invadendo le zone basse intorno alla città creava i laghi, mostrava una realtà alternativa ottimale e ricca di prospettive.

I laghi temporanei intorno alla città creavano un paesaggio certamente affascinante ma lasciavano anche intravedere tutte le potenzialità che un sistema lacustre portava con sé.

La difesa militare, innanzitutto.

Erano anni di instabilità politica e di conflitti territoriali. Le minacce esterne e i tentativi di invasione erano una realtà con cui fare i conti costantemente e difendersi era quindi una assoluta priorità.

Viste le tecnologie militari dell’epoca è facilmente intuibile come un lago rappresentasse una barriera naturale quasi insormontabile per un esercito ostile.

Ma non c’era solo la difesa militare:

Un lago al posto di un sistema prevalentemente palustre avrebbe determinato un miglioramento della salubrità dell’aria.

Un lago avrebbe determinato la presenza di pesci e di uccelli acquatici durante tutto l’anno; una vera e propria riserva di cibo a disposizione della città.

Un lago e un sistema idraulico stabile, con livelli dell’acqua costanti, avrebbe permesso di implementare un sistema di navigazione e quindi di trasporto di persone e merci comodo, economico ed efficiente, tutto intorno alla città e a valle, fino a Governolo e al Po.

Un ultimo aspetto immediatamente chiaro fu che le acque del Lago Superiore, essendo circa tre metri più in alto di quelle del Lago di Mezzo, costituivano un’eccezionale riserva di energia potenziale che poteva essere sfruttata.

Nel 1229 quindi, trent’anni dopo la sua creazione, il ponte divenne effettivamente “dei Mulini” con la costruzione di 12 mulini, sul corpo stesso della diga, che sfruttavano il dislivello tra i laghi per produrre lavoro meccanico a un costo pressoché nullo.

Oggi, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, i mulini non esistono più ma il Lago continua a rappresentare una risorsa importante in termini energetici: dal 2015 le acque del Mincio che passano dal lago Superiore a quello di Mezzo muovono la turbina idraulica della Centrale Idroelettrica della Vasarina.

Con la sua portata media di oltre 10 metri cubi al secondo e un salto di 3 metri la centrale ha una potenza nominale media di 313 kW ed è in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 800 famiglie.

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